
ogni volta che leggo l’ultima pagina di un libro di murakami
ogni volta che finisce ed è come sentissi la prima nota ancora in dissolvenza di qualcosa che il mio inconscio,o per meglio dire,quello che c’è dentro,sente,e affiora,con grande silenzio e tristezza,speranza e calma
conosco questa sensazione ma ogni volta apre squarciando qualcosa che è localizzto esattamente al di sotto dell’apofisi xifoide,tra torace e addome,tra mare e terra,un terreno d’incontro,un giardino segreto,come quello in cui parlavamo noi
murakami arriva,e
quelli che fanno i critici di mestiere,dicono che arriva,e piace,perchè
prosa lucisa
pensiero costante
legerezza e umorismo
semplicità
calvino sarebbe in estasi sentendo questo
a lui sarebbe piaciuto secondo me,caratteri e discrezioni vicine anche
sempre su quelle note sento la tua odoressenza e sento che le mie parole verrano minimizzate di fronte al tornado dei sentimenti
e mille gru confezionerò e riceverò perchè io resto qui
perchè sono incurabile
il palazzo detto “degli Incurabili” in venezia cantato da brodskij
alle zattere dove è calmo il sole la mattina e il tardo pomeriggio,dove si rallenta il tempo alla fine della Città
e al suo inizio,alla dogana de mar
I.B. parlava di incurabili per indicare quelli che restano
quelli che fanno mille e ancora mille gru………su le solite irriducibili speranze,sulle ultime note di solitudini di murakami
mentre la fotofobia aumenta,e mi ritrovo sempre più spesso ad abbassare serrande e lasciare lastre di luce sui muri
mentre una rabbiatriste mi divora
mentre imparo a stare più dritto
…………
murakami scrisse una parte di tokyo blues guardando il gazometro,forse colse anche lui quella triste bellezza urbana di un monumento creato dall’abbandono,
che niente è così fatto di materia cittadina tra i fiori gialli che spuntano tra le lamiere del lungotevere petra
e le rovine post-industriali sull’altra riva
la fotofobia avanza e con essa rallenta il tempo e seduto sul trono del mio pensiero
mi chiedo come starà,alla fine,l’imperdonato,che,alla terza canzone dedicatagli forse è già partito
cari metallica,con la voce di het che ancora sferza la piana
……………………
mi chiedeve se tutti gli
imperdonati e incurabili
abitano lì,in quell’ex sanatorio veneziano cantato da un esule poeta russo
mi chiedevo perchè se amo prima di baciare prendo in braccio
perchè prima di fare l’amore subito immagino di dormire insieme
forse è sempre murakami,se la tesi della “fine del mondo…” era che il sonno prima di morire ti avrebbe reso per sempre vivo
essere giovane per sempre,la fame dopo aver fatto l’amore
star svegli la notte e tutto il giorno dormire era bello il cielo d’inverno come i come i tuoi denti
i passi che nn si sentono sopra il confine innevato,mentre nella vita reale il corpo smette di battere perchè nel sonno il tempo non esiste e quindi è infinito
forse per questo desidero di andare via insieme,per sparire insieme forse
dormire insieme,la volontà di perdersi
andare al mare anche solo per un’ora
e il nostro rumore del mare sono le macchine sulla tangenziale da un immenso prato ai confini della grande Città,l’odore del sesso i capelli sugli occhi,San Paolo di notte,Chiesanuova di giorno
io resto qui
mi chiedevo come fanno le comete ad essere fatte da così tanto freddo
la valle del parco degli acquedotti così vuota e il treno che passa in fondo,molto veloce
Imparando a stare più dritti vedo che effettivamente il motore delle mie azioni si amplifica
si auto-amplifica
a guardare la stessa frontiera
capire majakovskij tu sei la mia deliziosa stanchezza il mio dolce pandemonio
ascoltare radiorock di notte
e come se fosse jazz
una parte di me aspetta nel posto dei sogni quelli che restano chi se ne va
Io Resto Qui
cerco la cometa fredda,la voce di het,la dedica di murakami,la biblioteca che mi saluta
a guardare la stessa frontiera,irriducibili
Per Noi
L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.
...
Trattenendo
me stesso,
come a un convegno,
sino all’ultimo battito del petto,
tendo l’orecchio:
l’amore riprende a ronzare,
umano,
semplice.
Fuoco,
uragano
ed acqua
s’avanzano con un sordo brontolìo.
Chi saprebbe dominarsi?
Potete?
Provateci ...
a volte la fine dell’ultima pagina di murakami è come la notizia che la tua ex-ragazza è morta
come se non avessi il diritto di disperarti,ed è per questo che fa così male
parole non dette,cose così,immagino
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Ho sempre pensato che la dedica di Murakami per “Tokyo Blues,Norwegian Woods” avesse un significato molto personale,e quasi risolutivo di tutta l’opera,forse di tutta la letteratura di m.h.
dedicato a quelli che sono morti
e a quelli che restano
tutti noi abbiamo quella particolare cosa,un film,poca pellicola in particolare o due parole dette e scritte in quella maniera che fanno vibrare quelle personalissime corde
che vanno a toccare forse quell’altro che sempre si affaccia quando si tocca una certa emotività interiore
ogni volta che leggo quella dedica è lì che capisco ogni volta il libro,e tutto quello che c’è dietro,che è molto più importante credo
ho sempre pensato che con la prima riga,intendesse quello che sono andati via
quelli che non erano daccordo
tutti quelli che,in un modo o nell’altro se ne sono andati
perchè si erano stancati,o perchè nn ce la facevano più
quelli che sono partiti,
scappati o hanno scelto
o quelli che sono morti veramente e che riempiono tutto il grigio e il silenzio di un’enorme calma di pomeriggio mentre piove
pensare a loro mette addosso una dolorosa calma
quelli che restano
e quelli che sono andati via
mi porto sempre la lettera con le tue parole in tasca,domani parto per buda domani parto per pest
…se percorri una strada di notte tate cose cambiano e gli orizzonti visti e rivisti sotto casa,hanno un'altra forma,io ho camminato,ho camminato e ho pensato,a quella panchina sul mare del nord,ai quasar,all'inconscio come sistemi infiniti,ai quadri di natura morta,all'inverno e a te.
Classificata come Gru Japonensis e comunemente nota come Gru della Manciuria o gru coronata di rosso per il colore delle piume che ne ornano il capo, questo volatile deve la sua popolarità alla presenza nella sua livrea dei colori bianco e rosso, simboli di purezza e virilità.
Simbolo ben augurante per una lunga e felice vita coniugale, la gru rimane fedele al proprio compagno per tutta la sua esistenza, solitamente della durata di 40 anni. Le coppie sovente sono impegnate in danze rituali, anche lontano dal periodo dell'accoppiamento, e tale comportamento è stato interpretato dal popolo giapponese come una manifestazione della gioia dello stare insieme. Gru vengono raffigurate sul kimono della sposa, vengono sagomate come dolci, danno forma a sculture di ghiaccio preparate per la festa.
Anche nella nostra mitologia la gru ha gli stessi connotati: come uccello sacro ad Apollo rappresenta la gioia di vivere, la luce e la felicità di intrecciare danze primaverili nei prati. Gli autori classici conoscevano le rotte migratorie delle gru europee e sapevano che andavano a svernare in Africa. Da questo fatto hanno tramandato le lotte annuali che questi uccelli ingaggiavano con i Pigmei, popolo la cui statura e' stata dimezzata dal circolare della leggenda.
Molto diffuse nel Giappone feudale perché protette dai nobili, anche in Occidente le gru sono legate a tale ceto sociale: la parola "pedegree" deriva dal francese "pied de grue" (zampa di gru), per la somiglianza della freccia usata negli alberi genealogici con l'impronta di tale uccello. Ma il declino del feudalesimo portò alla quasi estinzione di tale animale: nel 1920 era ormai rimasta un'unica colonia composta da 20 esemplari, stabilitisi nell'isola di Hokkaido. Il governo decise quindi di dichiarare la gru specie protetta.
In origami, la forma base della gru, o tsuru, viene usata come partenza per la realizzazione di molte figure . Appese sul soffitto come distrazione per i bambini, le gru rappresentavano vere e proprie offerte ai templi ed altari. Realizzata per augurare ogni bene agli ammalati ed a chi deve affrontare una dura prova, la gru la si può piegare per se stessi, per gli altrio per offrirla agli dei, nella speranza di veder esaudite le proprie preghiere in questo caso, occorre piegarne mille e legarle insieme, per poi portarle al tempio della divinità cui si è chiesto aiuto. Narra un'antica leggenda giapponese che la gru possa vivere 1000 anni: regalare una gru significa quindi augurare 1000 anni di vita. Un'offerta di mille gru rafforza ulteriormente il concetto. Piegare le mille gru è segno di un sincero interesse per il destinatario, perchè occorre bravura, tempo e dedizione per piegarle tutte. Regalare mille gru ancora oggi significa: "ho pensato a te per tutto questo tempo, sei importante".
C’è una leggenda in proposito. La leggenda dice che chiunque pieghi mille gru avrà i desideri del proprio cuore esauditi.
Nel 1600 venne ideata in Giappone una tecnica di piegatura che permetteva di ottenere da un unico foglio un numero elevato di gru, tutte unite tra di loro per il becco, le ali o la coda.
Alla tradizione della piegatura delle mille gru è legato un commuovente episodio risalente alla seconda guerra mondiale.
Sadako Sasami era una bambina che nel 1945 aveva due anni, abitava con la sua famiglia a circa un chilometro dal punto su cui venne sganciata la bomba, e rimase miracolosamente illesa. Crebbe e divenne una ragazzina intelligente e vivace. Ma la bomba-A non aveva smesso di uccidere: nel febbraio del 1955, all'età di dodici anni, Sadako si ammalò di leucemia a causa degli effetti delle radiazioni di cui la zona rimase (ed è tutt'oggi) contaminata per effetto dello scoppio nucleare.
Sadako era piena di voglia di vivere, e nelle lunghe giornate in ospedale si dedicava a costruire, con le scatole delle medicine e con qualunque altro frammento di carta avesse a portata di mano, piccoli origami raffiguranti ben auguranti gru. Ne aveva composte più di milletrecento quando dopo otto mesi di malattia, la mattina del 25 ottobre 1955, i suoi sorrisi e la sua voglia di vivere smisero di animare la piccola stanza d'ospedale ed entrarono nella memoria straziata di tutti gli abitanti della città, a partire dai suoi compagni di scuola.
Da quel giorno migliaia e migliaia di gru di carta, di tutte le dimensioni e di tutti i colori, prendono continuamente forma dalle mani dei bambini e di tutti gli abitanti di Hiroshima, e vanno a costituire ghirlande, disegni, composizioni di ogni tipo che vengono utilizzate al posto dei fiori per onorare tutti i luoghi della memoria: una miriade di piccole gru che vengono spedite alla città di Hiroshima anche da tutto il mondo, e che nelle semplici ed accurate pieghe delle loro ali tengono ancora oggi in vita l'incredibile vivacità di Sadako e i suoi sogni colorati.
In ricordo di tale atto di speranza nel Parco della Pace della città si trova un monumento, dedicato a tutti i bambini vittime della bomba atomica, raffigurante Sadako a cavalcioni di una bomba nel gesto di innalzare al cielo una gru di carta.
[ascoltando ryuichi sakamoto - tony takitani,d'apres a novel by murakami haruki
alcest - souvenirs d'un autre monde
leggendo fred vargas - parti in fretta e non tornare
murakami haruki - sotto il segno della pecora]