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Bluj
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diari di viaggio
13 ottobre 2008
-Sur L'autre Rive Je T'attendrai-



















ogni volta che leggo l’ultima pagina di un libro di murakami

ogni volta che finisce ed è come sentissi la prima nota ancora in dissolvenza di qualcosa che il mio inconscio,o per meglio dire,quello che c’è dentro,sente,e affiora,con grande silenzio e tristezza,speranza e calma


conosco questa sensazione ma ogni volta apre squarciando qualcosa che è localizzto esattamente al di sotto dell’apofisi xifoide,tra torace e addome,tra mare e terra,un terreno d’incontro,un giardino segreto,come quello in cui parlavamo noi


murakami arriva,e

quelli che fanno i critici di mestiere,dicono che arriva,e piace,perchè

prosa lucisa

pensiero costante

legerezza e umorismo

semplicità


calvino sarebbe in estasi sentendo questo


a lui sarebbe piaciuto secondo me,caratteri e discrezioni vicine anche



sempre su quelle note sento la tua odoressenza e sento che le mie parole verrano minimizzate di fronte al tornado dei sentimenti


e mille gru confezionerò e riceverò perchè io resto qui


perchè sono incurabile








il palazzo detto “degli Incurabili” in venezia cantato da brodskij


alle zattere dove è calmo il sole la mattina e il tardo pomeriggio,dove si rallenta il tempo alla fine della Città

e al suo inizio,alla dogana de mar


I.B. parlava di incurabili per indicare quelli che restano


quelli che fanno mille e ancora mille gru………su le solite irriducibili speranze,sulle ultime note di solitudini di murakami



mentre la fotofobia aumenta,e mi ritrovo sempre più spesso ad abbassare serrande e lasciare lastre di luce sui muri




mentre una rabbiatriste mi divora

mentre imparo a stare più dritto



…………







murakami scrisse una parte di tokyo blues guardando il gazometro,forse colse anche lui quella triste bellezza urbana di un monumento creato dall’abbandono,

che niente è così fatto di materia cittadina tra i fiori gialli che spuntano tra le lamiere del lungotevere petra

e le rovine post-industriali sull’altra riva





la fotofobia avanza e con essa rallenta il tempo e seduto sul trono del mio pensiero


mi chiedo come starà,alla fine,l’imperdonato,che,alla terza canzone dedicatagli forse è già partito


cari metallica,con la voce di het che ancora sferza la piana



……………………


mi chiedeve se tutti gli



imperdonati e incurabili








abitano lì,in quell’ex sanatorio veneziano cantato da un esule poeta russo




mi chiedevo perchè se amo prima di baciare prendo in braccio



perchè prima di fare l’amore subito immagino di dormire insieme




forse è sempre murakami,se la tesi della “fine del mondo…” era che il sonno prima di morire ti avrebbe reso per sempre vivo


essere giovane per sempre,la fame dopo aver fatto l’amore


star svegli la notte e tutto il giorno dormire era bello il cielo d’inverno come i come i tuoi denti


i passi che nn si sentono sopra il confine innevato,mentre nella vita reale il corpo smette di battere perchè nel sonno il tempo non esiste e quindi è infinito



forse per questo desidero di andare via insieme,per sparire insieme forse



dormire insieme,la volontà di perdersi



andare al mare anche solo per un’ora



e il nostro rumore del mare sono le macchine sulla tangenziale da un immenso prato ai confini della grande Città,l’odore del sesso i capelli sugli occhi,San Paolo di notte,Chiesanuova di giorno








io resto qui




mi chiedevo come fanno le comete ad essere fatte da così tanto freddo



la valle del parco degli acquedotti così vuota e il treno che passa in fondo,molto veloce



Imparando a stare più dritti vedo che effettivamente il motore delle mie azioni si amplifica

si auto-amplifica

a guardare la stessa frontiera



capire majakovskij tu sei la mia deliziosa stanchezza il mio dolce pandemonio




ascoltare radiorock di notte 



e come se fosse jazz




una parte di me aspetta nel posto dei sogni quelli che restano chi se ne va

Io Resto Qui




cerco la cometa fredda,la voce di het,la dedica di murakami,la biblioteca che mi saluta


a guardare la stessa frontiera,irriducibili




Per Noi 

L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.

...

Trattenendo
me stesso,
come a un convegno,
sino all’ultimo battito del petto,
tendo l’orecchio:
l’amore riprende a ronzare,
umano,
semplice.
Fuoco,
uragano
ed acqua
s’avanzano con un sordo brontolìo.
Chi saprebbe dominarsi?
Potete?
Provateci ...





a volte la fine dell’ultima pagina di murakami è come la notizia che la tua ex-ragazza è morta



come se non avessi il diritto di disperarti,ed è per questo che fa così male





parole non dette,cose così,immagino






…………………………………………………………………………………………………………





   ………………………………………………………………




Ho sempre pensato che la dedica di Murakami per “Tokyo Blues,Norwegian Woods” avesse un significato molto personale,e quasi risolutivo di tutta l’opera,forse di tutta la letteratura di m.h.


dedicato a quelli che sono morti

e a quelli che restano



tutti noi abbiamo quella particolare cosa,un film,poca pellicola in particolare o due parole dette e scritte in quella maniera che fanno vibrare quelle personalissime corde


che vanno a toccare forse quell’altro che sempre si affaccia quando si tocca una certa emotività interiore

 


ogni volta che leggo quella dedica è lì che capisco ogni volta il libro,e tutto quello che c’è dietro,che è molto più importante credo





ho sempre pensato che con la prima riga,intendesse quello che sono andati via

quelli che non erano daccordo



tutti quelli che,in un modo o nell’altro se ne sono andati

perchè si erano stancati,o perchè nn ce la facevano più


quelli che sono partiti,


scappati o hanno scelto




o quelli che sono morti veramente e che riempiono tutto il grigio e il silenzio di un’enorme calma di pomeriggio mentre piove




pensare a loro mette addosso una dolorosa calma




quelli che restano        






e quelli che sono andati via










mi porto sempre la lettera con le tue parole in tasca,domani parto per buda domani parto per pest




…se percorri una strada di notte tate cose cambiano e gli orizzonti visti e rivisti sotto casa,hanno un'altra forma,io ho camminato,ho camminato e ho pensato,a quella panchina sul mare del nord,ai quasar,all'inconscio come sistemi infiniti,ai quadri di natura morta,all'inverno e a te.
































Classificata come Gru Japonensis e comunemente nota come Gru della Manciuria o gru coronata di rosso per il colore delle piume che ne ornano il capo, questo volatile deve la sua popolarità alla presenza nella sua livrea dei colori bianco e rosso, simboli di purezza e virilità.
Simbolo ben augurante per una lunga e felice vita coniugale, la gru rimane fedele al proprio compagno per tutta la sua esistenza, solitamente della durata di 40 anni. Le coppie sovente sono impegnate in danze rituali, anche lontano dal periodo dell'accoppiamento, e tale comportamento è stato interpretato dal popolo giapponese come una manifestazione della gioia dello stare insieme. Gru vengono raffigurate sul kimono della sposa, vengono sagomate come dolci, danno forma a sculture di ghiaccio preparate per la festa.



Anche nella nostra mitologia la gru ha gli stessi connotati: come uccello sacro ad Apollo rappresenta la gioia di vivere, la luce e la felicità di intrecciare danze primaverili nei prati. Gli autori classici conoscevano le rotte migratorie delle gru europee e sapevano che andavano a svernare in Africa. Da questo fatto hanno tramandato le lotte annuali che questi uccelli ingaggiavano con i Pigmei, popolo la cui statura e' stata dimezzata dal circolare della leggenda.
Molto diffuse nel Giappone feudale perché protette dai nobili, anche in Occidente le gru sono legate a tale ceto sociale: la parola "pedegree" deriva dal francese "pied de grue" (zampa di gru), per la somiglianza della freccia usata negli alberi genealogici con l'impronta di tale uccello. Ma il declino del feudalesimo portò alla quasi estinzione di tale animale: nel 1920 era ormai rimasta un'unica colonia composta da 20 esemplari, stabilitisi nell'isola di Hokkaido. Il governo decise quindi di dichiarare la gru specie protetta. 

In origami, la forma base della gru, o tsuru, viene usata come partenza per la realizzazione di molte figure . Appese sul soffitto come distrazione per i bambini, le gru rappresentavano vere e proprie offerte ai templi ed altari. Realizzata per augurare ogni bene agli ammalati ed a chi deve affrontare una dura prova, la gru la si può piegare per se stessi, per gli altrio per offrirla agli dei, nella speranza di veder esaudite le proprie preghiere in questo caso, occorre piegarne mille e legarle insieme, per poi portarle al tempio della divinità cui si è chiesto aiuto. Narra un'antica leggenda giapponese che la gru possa vivere 1000 anni: regalare una gru significa quindi augurare 1000 anni di vita. Un'offerta di mille gru rafforza ulteriormente il concetto. Piegare le mille gru è segno di un sincero interesse per il destinatario, perchè occorre bravura, tempo e dedizione per piegarle tutte. Regalare mille gru ancora oggi significa: "ho pensato a te per tutto questo tempo, sei importante".


C’è una leggenda in proposito. La leggenda dice che chiunque pieghi mille gru avrà i desideri del proprio cuore esauditi.


Nel 1600 venne ideata in Giappone una tecnica di piegatura che permetteva di ottenere da un unico foglio un numero elevato di gru, tutte unite tra di loro per il becco, le ali o la coda.


Alla tradizione della piegatura delle mille gru è legato un commuovente episodio risalente alla seconda guerra mondiale.
Sadako Sasami era una bambina che nel 1945 aveva due anni, abitava con la sua famiglia a circa un chilometro dal punto su cui venne sganciata la bomba, e rimase miracolosamente illesa. Crebbe e divenne una ragazzina intelligente e vivace. Ma la bomba-A non aveva smesso di uccidere: nel febbraio del 1955, all'età di dodici anni, Sadako si ammalò di leucemia a causa degli effetti delle radiazioni di cui la zona rimase (ed è tutt'oggi) contaminata per effetto dello scoppio nucleare.
Sadako era piena di voglia di vivere, e nelle lunghe giornate in ospedale si dedicava a costruire, con le scatole delle medicine e con qualunque altro frammento di carta avesse a portata di mano, piccoli origami raffiguranti ben auguranti gru. Ne aveva composte più di milletrecento quando dopo otto mesi di malattia, la mattina del 25 ottobre 1955, i suoi sorrisi e la sua voglia di vivere smisero di animare la piccola stanza d'ospedale ed entrarono nella memoria straziata di tutti gli abitanti della città, a partire dai suoi compagni di scuola.
Da quel giorno migliaia e migliaia di gru di carta, di tutte le dimensioni e di tutti i colori, prendono continuamente forma dalle mani dei bambini e di tutti gli abitanti di Hiroshima, e vanno a costituire ghirlande, disegni, composizioni di ogni tipo che vengono utilizzate al posto dei fiori per onorare tutti i luoghi della memoria: una miriade di piccole gru che vengono spedite alla città di Hiroshima anche da tutto il mondo, e che nelle semplici ed accurate pieghe delle loro ali tengono ancora oggi in vita l'incredibile vivacità di Sadako e i suoi sogni colorati.


In ricordo di tale atto di speranza nel Parco della Pace della città si trova un monumento, dedicato a tutti i bambini vittime della bomba atomica, raffigurante Sadako a cavalcioni di una bomba nel gesto di innalzare al cielo una gru di carta.





[ascoltando ryuichi sakamoto - tony takitani,d'apres a novel by murakami haruki

alcest - souvenirs d'un autre monde

leggendo fred vargas - parti in fretta e non tornare

murakami haruki - sotto il segno della pecora]





permalink | inviato da Blujules il 13/10/2008 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
località
4 luglio 2008
-lontani difetti-




Non credevo che un bicchiere rotto potesse fare così male all’anima,se così ci si può riferire quello che penso sia così duramente colpito da quei frammenti di vetro

era il tuo bicchiere,quello che ti piaceva,quello con la forma diversa,l’unico diverso,lo usavamo insieme,in quei giorni,nn lo toccavo dopo che ci avevi bevuto tu,quando andavi via,lo lasciavo vicino al letto,mentre dormivo,pieno d’acqua,nel caso mi venisse sete nella notte,

ho l’impressione che mi svegliassi apposta per berci però

sono sicuro di questo

per prenderlo e sentirti nella notte,sentire la sua forma curva e cristallina e trasparente,tutti nomi che davo alla tua persona

lo sentivo mentre studiavo e sul grande tavolo nella stanza gialla il suo incredibile design formava la mia mente su concetti più alti,accanto al robbins e al mac,lo vedevo e vedevo un pò te,piena d’acqua e della tua lentezza




   ………………………………………………………………………………………




                         ………………………………………………










mi alzo,sono le 4,ripasso per l’esame,mi riaddormento alle sette e mezzo come al solito per riposarmi un attimo,una mezzora,percheggio poi la macchina sulle mura tiburtine,un ragazzo molto giovane fa il lavavetri,credo,ci guardiamo,penso a molte cose in quel momento,anche sull’essere dei privilegiati,mi siedo,e la faina mi chiede,per iniziare,l’anatomia della cute,gliela dico,mi dice che nn ho un liguaggio proprio di uno studente di medicina,a me,e nonostante abbia detto tutto,persino i microsomi,che nn si sa da dove ho tirato fuori la nozione che la tirosinasi agisce lì dentro,mi dice di andare via,la faina somiglia tremendamente alla madre di una persona a cui avevo voluto davvero tanto bene,prima che lei con la forza mi costringesse a ridimensionare quello che sentivo,verso di lei naturalmente,è odiosa quella donna,e pure quella che me la ricorda,alcune madri sono da impiccare in pubblica piazze,che schifo quelle madri che schifo,ma fanculo te se riesci a capire che devi cavartela da solo/a e continui in quei giochini;la guardo sorrido e vedo tutta la sua pazzia frustrata,sto quasi per mettermi a discuterci improvvisando un’anamnesi psichiatrica,sto per iniziare a chiederle se dorme bene la notte,e se ha episodi di aggresività ingiustificata verso oggetti o persone,poi la guardo bene e capisco;me ne vado,il corridoio risuona delle mie scarpe,ho un gesto brusco e spacco il vetro della porta a vetri,mi stupisco perchè nn credevo di avere così tanta forza,meno male che nn c'era nessuno nel corridoio,dopo qualche giorno lo vedrò coperto da compressato di cartone,che coglione schizzato del cazzo che sono,torno alla macchina sotto un sole caldo e violento,il ragazzo nn c’è più,staccando il cervello torno a casa e dormo per una decina di ore pensando che dopo qualche giorno c’è di nuovo l’esame al corso A,mi sveglio di notte scrivo al computer e poi ridormo,nn so che faccio per due giorni,poi mi rialzo e faccio il replay,la variante è che prendo un palo mentre parcheggio e che rispondo malissimo alla segretariastronza che nn vorrebbe farmi fare l’esame perchè si ricorda di me al corso C,io dico che sono iscritto al corso A allegando il volto di v per vendetta,il tutto condito da un orgasmico atteggiamento snob da parte mia,godo a trattarla come un bidone della spazzatura,o come vorrei schiaffeggiarla e poi farla fucilare dai cosacchi nella steppa al di fuori della Città d’Inverno,stavolta c’è il cattedratico che chiede di disegnare i tonofilamenti,nn mi chiama lui,mi chiama un chirurghetto plastico che tira continuamente fuori l’iPhone per farlo vedere nel caso nn l’avessimo già visto,sembra davvero uscito da una serie tv americana,nn capisco il ventotto,chiedo un altra domanda e mi chiede di rifargli le tette,nn l’avevo ripassata quella parte,e mi tengo il pezzetto di carta,il cattedratico va nel suo ufficio e dopo poco vedo uscire i due fratelli v***o con gli statini in mano,forse è vera quella leggenda penso,ma nn c’è tempo mi chiama una dermatologia romanaccia,parlo ma mi interrompe ogni due secondi portando errori inesistenti,ma continuando a dire che è colpa sua perche mi confonde,mi vuole dare idem come sopra e io chiedo un ‘altra domanda,rispondo con relativi errori inventati e con lei che a voce sempre più alta e ridendo sempre più forte,…,dice che è tutta colpa sua perchè mi confonde,perchè chiacchiera,e mi dà trenta,quindi ventinove,abbastanza confuso spengo ancora una volta il cervello e mi ritrovo quattordici ore più tardi nel mio letto,mi ritrovo molte ore più tardi in questa macchina a parlare di milano e delle sue meglio gioventù,einaudi suona,questi fili gialli mi accarezzano le dita,ascolto,dopo un pò mi sento stranamente pieno quando una ragazza usa in accezione dispregiativa la parola “elfo”,era tantissimo che nn la sentivo detta in questo tono mi accorgo,me ne devo andare,questa cosa mi ha davvero colpito,mi chiedo come passino i secoli di alterazione dispregiativa semantica piano piano,dopo un pò sento un'altra tipa che ride di un ragazzo che le aveva chiesto di andare a vedere le sfere illuminate al circo massimo un pò di tempo fa,mi chiedo e cammino sulla spiaggia mentre gabriele suona la chitarra,suona “vecchi difetti” dei martasuitubi,certe luci e quei difetti lì sono lontani,certe luci sono lontane,quei fili volano sulle mie mani,la strada scorre di fuori veloce e lenta














forse me ne vado a milano





o forse no, ma ci penso



penso a loro e a quei sentimenti,a quello che provano nei loro silenzi e in quel grigio che a loro piace neanche troppo segretamente,ai loro amori nati su un palco deserto dopo un concerto dei 3 allegri ragazzi morti






sotto la doccia alla luce blu delle 10 d’estate finalmente mi calmo un pò







                               …………………………………………………………………………………………………………………………




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…………………………………………………………………………………………………


mi ero comprato il wireless per parlare con te di notte,seduto sul pavimento della mia camera

così

la stanza arancione,dove c’era il computer con tutte le sue cose si è svuotata

e quel tavolo pieno di strani congegni ora è liscissimo,sembra una tavola monolitica e silente



cammino sul marmo freddo e passo la mano sul lieve strato di polvere,risuona tutto di silenzio


è strano vedere quella stanza e quel tavolo così,dopo aver tanto scritto e parlato a te da lì

devo ammettere che penso a tutto quel periodo in cui scendevo di corsa dalle mie scale per venire verso te alle ore più immerse nella notte,ti avevo anche regalato il microfono per parlarmi piano in mezzo alla notte


nn c’era più tempo però







ti ho scritto però dalla mia finestra,come per ricordarti che guardiamo lo stesso cielo,spero tanto come 2 frecce orientate alla stessa maniera e con gli stessi obbiettivi


come quella volta che abbiamo visto con la bussola come sono orientate le nostre finestre 

sud-sud-est



è in quei giorni che ho attaccato quella cartina che avevo costruito assemblando le pagine del tuttoCittà

l’ho messa sopra la porta Per un pò non torno a romanord ho pensato perchè è troppo davvero troppo,mi manchi romanord,mi manchi porporina

nonostante le nostre diversità e incompatibilità di specie sempre te amo piccola pioggia


la grande casa vuota mi parla con il suo pavimento d marmo freddo mentre cammino e penso un pò per calmarmi prima di uscire a cercare

come parlare al telefono per molto tempo senza parlare

camminare e sentire il suono del respiro ma sempre senza parlare,andare nella Città,cambiare autobus e camminare ancora,sentire il suono dei semafori ed essere sempre collegati al telefono,guardare le cose ma sempre senza parlare


sentire che si è collegati




e come provare un’intensa rabbia tale da farti piegare e farti cambiare colore rosso scuro,davvero in crisi

in quel momento sei davvero da solo,e pieno di quella rabbia intensa,scatenata da un motivo

il motivo interno,tutto quello che davvero è inaccettabile,

solo qualcosa di inaccettabile può scatenare quella rabbaintensa





e come




fermarsi a una grandissima distanza da qui


da dove eri arrivato e


sentire guardandosi intorno ma nn specificatamente indietro


una sorta di calma derivata anche da una comprensione-accettazione che solo la vera essenza di viaggio può dare


e rimanere così ancora per un pò





……………………………………………





                       ……………………………………








poi

qualche tempo fa ho constatato l’esistenza della cartella “messaggi salvati” sul telefono cellulare,e ho trovato un frammento,forse un sogno fatto e annotato la mattina

e ho sentito una cosa mi aveva fatto stare benissimo:











Sognavo una strada da cui iniziava la nuova prenestina.

C’erano tutti.

Anche la luce gialla delle sei e 36.

io dormo lì.





































[ascoltando

  - le luci della centrale elettrica - canzoni da spiaggia deturpata

  - verdena - verdena]


























































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diari di viaggio
29 maggio 2008
-vers ouessant-


[come desmond hume]


oggi forse vado a ouessant



oggi nn voglio fare altro che guardare quel mare e sentire di essendo scrivendo,sentire la forza degli errori di sintassi dettati dalle emozioni


che stanno sempre li`,come vecchi difetti



oggi mi addormento di giorno perche` cosi` mi svegliero` quando il cielo sara’ gia’ di notte


oggi mi sembra come se concetti essenziali,aspettative essenziali e anche le sensazioni che derivano da esse ritornino sulle mie spiaggie come gli oggetti di un naufragio prima o poi raggiungono l`isola


cambiati,pieni di sale,ma sempre loro









ouessant nn esiste


ouessant e` un`isola che e` un po` ai confini del mondo

in una regione della francia che e` la bretannia al cui interno c`e` un`altra regione il cui nome gia` porta altrove,che e` finistere,con l`accento sulla prima e`,ma,insomma,chi per qualche astrusa ragione ama fare uso di quello che scrivo invece di ipnoinducenti,forse si ricorda che qui nn si fa uso di 

accenti,perche` nn ci sono








............



..........................










sull`isola di ouessant yann tiersen si nasconde e compone



la definizione dei colori nn e` netta,blu e grigio aperti verso il mare




con un enorme suono del silenzio portato dal rumore del mare che amplifica tutta quella lentezza



oggi forse vado a ouessant


vado li` perche` nn riesco a ridimensionare quello che provo


e nn voglio



aspetto ouessant allora



aspetto qui,allora,nella notte,o a stoccolma in un caffè magari,nella sua notte marittima nord e blu


aspetto le tue luci, le luci della tua finestra accesa,che poi si spengono


poi io vado,e mentre tu dormi,io ti penso



ascolto la sinestesia fantastica che è sotto la tua finestra in attesa di un equazione di fisica della materia che ci salverà



vers ouessant io vado


verso quell’isola sull’oceano atlantico alla fine del mondo




in quell’isola blu e grigia




aspetto e sento quel silenzio di prima della pioggia alla biblioteca elsa morante che sta sul mare,e quando piove e sei lì e studi vedi tutta quella forza assurda fuori da quelle vetrate




aspetto e sento nella biblioteca di fisica dove c’è sempre un pezzo di me



chissà se ti ricordi quell’estate che mi hai accompagnato alla Città universitaria perchè avevo quasi deciso per astrofisica


mi ricordo che tornavamo in metro e leggevo la guida per gli studenti con te


un’altra volta invece,ho visto una farfalla nel metro,mi è sembrata una cosa bellissima e davvero molto unica






..........




ora che sono all’ultimo anno del corso di studi sento ouessant che respira sopra al mare



è strano sentire che sono entrato nell’ultimo giro di ballo dopo questo giorno di esame


mentre sono seduto sul prato allo s†a e in un certo senso parlo con te



con tutto qel vento




alle 6 e trentasei in un tardo pomeriggio veramente fuori dal tempo



,



la tangenzialità dei miei pensieri a volte mi sembra un pò come quel vento su roma nord che passa sopra a tutti quei collegamenti,a tutti quegl’intrecci di strade


e quel vento così forte




.......





così mi porto le tue matite e sto sotto a quella finestra con le luci accese





mi chiama qualcuno di notte,quando è blu,forse è tutta quella pioggia che si sente e che dà un strana sensazione di calma,un pò come se quella calma fosse sempre esistita,e che metterla in discussione è proprio assurdo


il rumore delle macchine che passano sulla strada bagnata di pioggia


sembra quello di chi respira dopo che ha pianto



vorrei essere un astro di polvere che vaga nell’universo della tua stanza


o un pezzo di vetro della tua finestra per vedere la tua trasparenza

vorrei essere filo rosso del tuo tappeto quando lo tocchi contropelo,perchè ti piace l’effetto che fa sulla pelle delle dita


vorrei essere la luce della Città che entra sui tuoi muri alzandosi in volo verso la notte


perchè passa sopra di te e ti guarda mentre provi a dormire


vers ouessant io vado allora


verso quell’isola sull’oceano atlantico alla fine del mondo



in quell’isola blu e grigia



in quell’isola per prendere la via del mare,in quell’isola che è possibilitè




come un filosofo scozzese disperso su un isola deserta,cosa avrebbe detto hume in quel caso?


l’isola esiste l’isola è l’isola nn esiste - l’isola,dunque,esperisce



cosa avrebbe detto riguardo a storie d’amore che portano una ricerca al di là del mare,al di là del vedersi,al di là dei padri



avrebbe detto forse,se fosse stato romantico


la possibilità è la possibilità è la possibilità



perchè hume continua,persevera,nn puà smettere di continuare a cercare,novello ulisse,la sua casa la sua Città


nè può smettere di cercare e credere in lei


oh yes              [che si legge yas,ma più duro,in perfetto cockney scozzese]






srotolo papirini di carta e trovo scritto con la mia grafia cerebellare che


tutto l’amore prendendo e rincorrendo autobus e treni urbani,oppure guidando dentro la notte


nn importa come,ma scorre dentro te una specie di forza-morsa legata a tutte quelle situazioni,alle corriere per il mare,al ritorno dal mare,di sera,di notte,il sale,l’odoressenza della tua pelle mischiata con la sabbia e con quel tempo che nn scorre,che nn scorre più






mi chiedo se pensavo a qualche pioggia in particolare





probabilmente sì,sicuramente







aspetto a ouessant


so che mi girerò in un momento di grande lentezza e silenzio

nel quale si sente solo il fruscio dei vestiti toccati dal vento e il nastro blu e grigio delle onde e tu sarai lì

dopo il temporale










....................





       ................................................










qualche tempo dopo ero in biblioteca in villa e si studiava,come sempre



guardavo di fuori la luce che da argento e acqua diventava assenza di suono


[assenza]

e pensavo mentre mi sconcentravo in un momento di grande tranquillità







il respiro di questa ragazza


qui davanti a me


mi è sembrato il suono del mare


al nord


in un pomeriggio lento e grigio dove ti accovacci e fa un pò più freddo


il suo respiro si specchia in me e nel mio respiro


perchè col mio respiro a volte mi sembra


di avere quel mare











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25 aprile 2008
-lontano lontano-






tutto il tempo dato e quello che rimane





cercare ombrello disperso in locanda dispersa e nascosta alla fine della Città



ascoltare tom waits



inventare azioni per l’frp



scrivere in mezzo al sole



meravigliarsi di nn sapere più che fare in mezzo a tutte quelle vie


come cercarti persino nei luoghi meno attraenti o essere sotto la tua finestra molto a lungo





cercare le tue parole



quando la notteblu arriva,comincio a sentire forte cose e cose che sono un pò più di cose

nn c’è freno a quello che va oltre la paura e la rabbia,c’è solo un fiume in piena

la serenità della notteblu è diversa da quella gialla e soleggiante


è vespertina e lilith che ruba i sogni degli uomini savi


è conversare con le creature onoriche di neil gaiman riguardo a john donne e al concetto di paura di morte in tori amos




lì nn ho schermi.....se mai li ho......


lì impazzisco sempre e solo dentro a imperfette tempeste

che cerco e senzafine mi perdo nelle loro spire e fili dai colori profondi del blu e del nero




per questo esco e spesso mi esprimo poco con le parole



chissà se sono mai riuscito a farti capire che scrivere nn è un rifugio delle parole


è davvero molto spesso l’unico modo per cercare di trovare quello che è davvero importante,tanto per dire la solita banalità,o bananità come direbbe “anal” immagino








chissà se sono mai riuscito a capire quanto davvero aspiro e quanto davvero è difficoltoso per me venirmi dietro




lo dico adesso mentre sento su tutta la mia essenzapelle la possibilità che davvero il tempo nn esista anche concretamente,


come se



nn sentirsi per pochi giorni sono davvero per tempo dato e speso e sentito molti molti giorni



che già mi sembra di sentirti lontana e diversa







e tutte le mie paure con essa



che ci vuole poco a sentire la notteblu anche in mezzo al sole più giallo


persino un sole nuovo



lo dico mentre cascano i fiori dall’alto sulla tastiera


lo dico mentre cerco di nn farmi ingannare da tutto l’apparire che a volte sembra davvero messo qui come una corsa ad ostacoli




il terrore di vederti diversa e seria-inserita-inserita





e tutte queste forze dedicate






come il fatto che mi dà sicurezza vedere le maniche della blusa storica strappate



o l’insopportabile lacerazione di felicità nel vederti quando indossi i miei vestiti






perchè se mai ho amato così


ma io ho amato così













perchè ma io ti amo è aiutiamo























nn ci ho mai capito molto




nn molto direi





io al massimo posso dare tutto e pretendere tutto




ma nn chiedermi che vuol dire,tanto lo faccio uguale








tra società superiori e imperi dell’edonismo



nn mi trovo spesso



per un pò sono rimasto senza parole come perdendole




tra qualche minuto-giorno ripartirò perchè lo voglio e mi va





so però una cosa che la mia intransigenza è mia e solo mia



e che è allo stesso tempo la mia grande forza e debolezza





e il massimo a cui sono giunto a volte è stato di mascherare i miei eccessi







a volte mi sento un infiltrato,una specie di spia,lì in mezzo,all’università e anche in altri posti ma nn altrove



io nn ci riesco mi dispiace,io nn ci riesco ad essere come gli altri,a fare il sorriso e ad accettare



sarò infantile,sarà un little discourage




in fondo a me nn interessa il diverso se ha odori che nn mi piacciono


cerco di cambiarlo e di fargli vedere quello che credo sia importante





è finito il nostro carnevale,è finita la nostra fiera,ognuno ritorna nei proprio castelli e nei propri mondi



ci sono cose che mi danno fastidio e mi fanno solo venire voglia di andarmene


io nn sono accomodante



dunque





siccome credo e crederò sempre nell’apertura cerco e cercherò sempre di aprirmi e parlare e sorridere con tutti davvero tutti





ma dentro sono così sappilo


credo alla notteblu e a quelle cose per cui i miei detrattori mi dicevano che sono “aeroso”



il resto nn conta



null’altro conta





c’è il manga “deathnote”nel quale è narrata la vicenda di un ragazzo che trova un quaderno stregato nel quale scrivendo il nome di una persona questa morirà dopo poco.ad un certo punto si fa un pò prendere la mano e oltre ad ammazzare i criminali comincia a far secchi anche i pelandroni,sì,usa proprio questa parola.




temo che io avrei iniziato proprio da loro SE fossi un assassino



perchè odio gli ignavi li ho sempre odiati







sì,lo so che qualcuno di più saggio di me,

vabbè molto più saggio


mi ricorda sempre dell’importantissimo parametro di male provocato direttamente,indirettamente,o nn provocato








ma nn posso





mi ritrovo qui a scrivere perchè nn ce la faccio





troppe estati my dear




troppe estati a scrivere di quel sole,troppo tempo dato per cercarlo








dicevi che io sono estate,che io sono la tua estate








ecco perchè











come molto tempo fa ti dicevo che nn puoi volere la pioggia e poi metterla in un cassetto



questo nn è possibile






















a parte l’amore che c’è solo lui


e che infatti rimane







e cresce 




oltre tutto


































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diari di viaggio
17 aprile 2008
-askatasuna vuol dire la nuova stagione-










domani parto per stoccolma


ed è strano sentire di aver fatto più esami di quanti me ne mancano grazie a correlazioni anatomo-cliniche ex anatomia patologica


un giro di boa con un certo significato

come sentendo che nn ti eri mai spinto così oltre e che
nn puoi andare troppo lontano senza dover tornare indietro


per pensare,solo per pensare,o almeno per pensarci

a certe cose importanti








parto col subcomandante tomik,mangiullo e president cash


una specie di dimezzata fellowship of the ring...........eh eh






....................








mi manca il corriere del sud,la mia bicicletta




vorrei troppo sfrecciarci nella città e troppo lo voglio fare







c'è tanto bisogno di lentezza,silenzio e solitudine e calma














ascolto allora








































[leggendo
boris pasternak il dottor zivago
azar nafisi leggere lolita a teheran
enrico franceschini avevo vent'anni
silvana de mari l'ultimo elfo
ascoltando
verso est]



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diritti
2 aprile 2008
-Dialettica di un periodo di transizione dal nulla al niente-




L'ombrello si è rotto

Paul Kennedy

Che succede se si incrina il consenso fra chi regge l'ombrello e chi ci si ripara sotto?

Internazionale 732, 21 febbraio 2008

Umbrella è una di quelle parole inglesi che ti fanno impazzire perché in alcune lingue non sono ben traducibili. In francese, "ombrello" si dice parapluie cioè "parapioggia", e in tedesco regenschirm, cioè "schermo contro la pioggia".

Anche in inglese umbrella indica un aggeggio per la pioggia, ma la parola è stata estesa ad ambiti più vasti della vita quotidiana, della politica e delle grandi strategie. In generale indica una forma di protezione, un modo per riparare certe categorie dalle avversità di un mondo crudele, o per riunire sotto un tetto entità diverse. Ma vediamo anche come viene usato questo termine nella politica internazionale.

Chi studia la guerra fredda saprà che a suo tempo, per scoraggiare un'aggressione sovietica, gli Stati Uniti aprirono un "ombrello strategico" sopra i paesi europei della Nato e sul Giappone. Cerchiamo allora di capire i complessi rapporti tra il "fornitore" dell'ombrello strategico e i paesi che vi si riparavano sotto.

Durante gli anni di Reagan, gli Stati Uniti hanno destinato alle spese per la difesa circa il 6 per cento del pil, mentre i paesi europei non hanno speso più del 2-3 per cento, e il Giappone un misero 1 per cento. In altri termini, i contribuenti americani si sono accollati il grosso degli oneri della difesa collettiva.

Ma gli imperi egemonici sostengono spesso un impegno maggiore rispetto ai paesi riuniti sotto il loro ombrello protettivo: un agricoltore benestante dell'Andalusia o dell'Oxfordshire del secondo secolo dopo Cristo certamente apprezzava la pax romana che gli garantiva la sicurezza senza costi eccessivi.

E i romani, garantendo "beni pubblici internazionali" come la pace e un'attività commerciale fiorente, traevano un vantaggio dalla ricchezza dei loro possedimenti d'oltremare e da tutti i prodotti che affluivano verso il centro dell'impero. 

Veniamo adesso all'interessante situazione di oggi. I beni pubblici internazionali sono forniti dagli Stati Uniti. Diciamocelo: chi è che ha convinto la Corea del Nord a non aggredire la Corea del Sud evitando di far sprofondare nella guerra tutta l'Asia orientale? Di chi sono le navi e gli aerei da guerra dispiegati nel golfo Persico per proteggere le petroliere dirette ai porti europei e giapponesi?

E chi paga? In ogni caso, tutto ciò rientra nel tacito accordo tra l'unica grande potenza che fornisce l'ombrello e i paesi che ci si riparano. In circostanze normali, questo va a vantaggio di tutti. Ma che succede se si incrina il consenso tra chi regge l'ombrello e chi ci si ripara sotto? Credo che nei prossimi anni sentiremo questi interrogativi sempre più spesso. 

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno speso molto per combattere due guerre in Iraq. E ogni volta la Casa Bianca aveva i suoi motivi per attaccare: punire un aggressore, proteggere i consumatori americani da un aumento catastrofico dei prezzi della benzina e così via.

Ma quelli che se ne sono avvantaggiati di più sono stati alcuni paesi arabi suoi alleati, come l'Arabia Saudita e i paesi del Golfo, oltre all'Asia orientale e all'Europa, che hanno molto più bisogno, rispetto agli Stati Uniti, di un flusso sicuro e ininterrotto di petrolio mediorientale.

Queste guerre combattute dalle forze armate americane, però, non sono riuscite a impedire il forte aumento del prezzo del petrolio e del gas, che colpisce gli statunitensi – i quali hanno bisogno di molto petrolio – ma riversa miliardi di dollari nelle tasche di qualcun altro.

Mentre gli Stati Uniti subiscono dure ripercussioni economiche, ci sono interessi finanziari stranieri che si dedicano senza sosta all'acquisto di società americane, soprattutto banche.

Gli istituti di credito di Wall Street, che hanno voluto vendere prodotti dubbi come i mutui subprime, adesso ne pagano il prezzo: non possono far altro che vendere. In questo momento qualche amministratore delegato starà certamente volando a Dubai o a Singapore per vendere una bella fetta della sua società. I banchieri vi diranno che è tutto normale.

Ma come sa bene qualsiasi piccolo imprenditore, quando chiedi un prestito a qualcuno, o vendi parte di qualcosa che ti appartiene, i rapporti di potere si modificano. Diventi dipendente da qualcuno che probabilmente è in grado di influenzarti più di quanto tu possa fare con lui. Nel nostro caso, dal momento che a fare la stessa cosa sono altre centinaia di società e di banche, il risultato complessivo è che gli Stati Uniti stanno perdendo parte della loro influenza.

Stiamo quindi assistendo al logoramento dell'"ombrello strategico" internazionale che gli Stati Uniti tengono in mano dal 1945. Forse con una politica finanziaria e fiscale saggia, il prossimo inquilino della Casa Bianca riuscirà a tenere dritto il famoso ombrello per qualche altro decennio. O forse no.

L'argomento non dovrebbe interessare solo i politici americani, perché il problema è più generale: tutti dipendiamo dall'offerta di determinati beni pubblici internazionali. Se il paese che garantisce questo servizio è nei guai, probabilmente lo stesso succede anche a tutti gli altri. In qualunque parte di questo piccolo pianeta si trovino.





                                                                    ...........................






eh sì


a volte mi sento proprio come un topo in gabbia

di pelouche però


e dell'ikea







un nostro vecchio amico in questo momento si chiederebbe : "Che fare?"



ma ora nn ci sono più Palazzi d'Inverno da assaltare


niente più fate da rapire





veltrusca no grazie



dov'è patricio quindi?






allora wv rispondi!





spero di aver accumulato danari a sufficienza per quando l'ombrello si romperà

perchè nn voglio ad ogni costo esser qua






W IL PAPA RE ! W LA REPUBBLICA!








no grazie







e no grazie anche alla salma di lenin e i discorsi di castro




fanculo a tutti



io il 25 aprile ci sarò perchè credo nella Liberazione dalla morte psichica che affligge una nazione che nn c'è







tanto perdiamo cmq




avete mai visto per caso un golpe organizzato da un gruppo di roditori per di più privi di essenza vitale?







(......)
                  
                                       


     ciò nn toglie che nn voglia provarci

























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29 marzo 2008
-tutte le volte che te ne vai-
  
    

il volto al vetro della finestra percepisce il freddo di quella materia

si sente


è una sensazione che però in qualche modo dà calore all’anima


sa di bambino e di domenica

di aspettative e di silenzio,di tranquillità e di rumore del silenzio




ecco


così va meglio


e così ancora un-pò-meglio



tutto il tempo del mondo davanti e la notte che sento il sapore del nettare del sogno di una notte di mezz’estate e ti gira la testa



mi manca quella porporina


mi manchi porporina





tengo il volto attaccato al vetro della finestra cercando di vederti mentre te ne vai


un pò come quando attacchiamo la notte al telefono ma io nn attacco perchè mi piace sentire il suono del telefono che aspetta in linea


e poi cade



e comincia a suonare tu-tu-tu-tu





come tutte le volte che l’ho fatto e chissà se te ne sei mai accorta




e tutte le volte che invece rialzi la cornetta prima che cada la linea e mi ritrovi lì

e ti viene da ridere e da piangere



come quando io ho chiamato nell’esatto momento in cui tu hai alzato il telfono per chiamarmi


e così ci siamo collegati senza squilli e linee



come se aspettassimo nel telefono



dentro intendo



una casa nella cornetta nell’auricolare






























nn ti vedo mai quando te ne vai


















io ci provo a cercarti con lo sguardo 


ma dopo un pò ti perdo

come se ci fosse la nebbia



o su un banco di ghiaccio ti vedo andar via e trasformarti in vento bianco




come quando compari sotto casa mia nella notte

sicura di trovare la luce del mio lampioncino accesa



come un piccolo faro





lo sai che è sempre accesa





che la mia finestra dà sul cosidetto parco piccolomini




che poi è un podere





con pecore e mucche e asini e galli



che fanno tutti i loro bravi rumori animali e si fanno sentire





la cosa interessante è che tutta quella zona verde in realtà è collegata 




nel senso che un pò più in là c’è villa abamelek,l’ambasciata russa







ho sempre pensato che in tempi di guerra fredda avrei potuto spiccare un balzo dalla finestra della mia cucina e ritrovarmi dall’altra parte del muro

in piena cortina di ferro


ma ora



al massimo potrei trovare qualche signore della guerra decaduto e un paio di mig arruginiti 

oltre a qualce carcassa di trabant che funge da pollaio per un soviet di gallinacei









io




ti seguo per un pò



però poi il mio sguardo ti perde



allora aspetto




so che riuscirai dall’altra parte della strada




io aspetto allora ma niente




tu nn ci sei più






rimango attaccato al vetro che amplifica il suono del mio respiro













e aspetto ancora





come se la linea fosse caduta










......................................................








              .................................
























così navigando un pò nel sentir-mi   me ne vado per librerie




c’è la mia preferita “alice” a chiesanuova,nascosta nell’angolo


accanto a un negozio con le pareti gialle







ci passo la sera quando torno dalla biblioteca e vedo le persone che ballano il tango dentro,tra i libri,attraverso le grandi vetrate





la “minerva” a piazza fiume con l’enorme sezione filosofica


la fin troppo perfetta “amore e psiche” all’elefantino


“rinascita” mia adorata e tutto il tempo del mondo dentro “altroquando” al governo vecchio



e via del pellegrino col “viaggiatore” e “libera-mente”




speriamo che mi prendano a fare il commesso lì



se nn lavoro in una biblioteca o libreria avrò sempre il rimpianto




uno magari dice che nn può morire senza aver giocato a las vegas o visto il grand canyon




io me sento male se nn so che ho fatto questa cosa



il grand canyon aspetterà









ma nn i fiordi my dear





nn i fiordi



quelli devi vederli












sennò siamo perduti









questa nn è una pruderie è un imperativo







davvero




come il fatto che tutte le volte che te ne vai io penso in silenzio



mi muovo come un fantasma per casa aspettando che il tempo ricominci a scorrere

ma internamente desiderando il contrario-è per questo che rimane fermo


o per meglio dire fuori





fuori dal tempo








le cose nn le tocco


le lascio in silenzio che aspettano come cercando l’onda perfetta






nn sono lì in quel momento



la mia coscienza è altrove










è oltre i tuoi piccoli splendidi emisoli dei tuoi occhi










laddove “oltre” nn vuol dire lontano,ma vicinanza in maniera oltre






come potrei studiare lì





come si può studiare con over the rainbow in testa


















posso scrivere





forse






a volte















mi chiedo dove te ne vai con le tue magie





dove finisce e dove scompare la tua essenza






perchè la tua odoressenza è ancora qui


la sento violaviolettarosarancionetuttelesfumatureingiroperlacasadipsichedeimieipensieri




è come se dormissi anzi no




è come risvegliandosi da un sogno,con la differenza che questa sensazione permane,è un verbo che nn esiste





una coniugazione che dà l’idea di progresso riflessivo che però - permane





perchè lì il tempo nn esiste


















tutte le volte che te ne vai io sento il silenzio dentro la mia gabbia toracica


















tutte le volte che quei piccoli passi dentro me calpestano le foglie mentre ti allontani e io ti vedo - così tu! sei proprio tu!















tutte le volte che te ne vai mi resta solo e tutto quel silenzio



















è tutto quello che mi rimane













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7 marzo 2008
-November in Your eyes-

mi è sembrato di essere un pò troppo toccato da una piccola cosa che ho fatto un pò di tempo fa,è per questo che mi ci sono soffermato a pensarci,per cercare di capire cosa potesse significare tutto quel sentire



già ora che scrivo,come sempre,mi si allarga il respiro e mi sento più calmo,molto calmo




è che insomma,da molto tempo avevo una pila di cd sfusi,senza scatola,cd usati,semi usati o presumibilmente rotti o parzialmente leggibili che si sono accumulati nella stanza dove ho il computer da molto tempo


immagino che questa sia una cosa che capita quasi tutto,o perlomeno a molti



quando ho cambiato computer ho fatto un pò ordine cosicchè questa piccola discarica si è ordinata in una colonna di una cinquantina di dischi,che chissà perchè credevo più della metà illeggibili,sempre sperando che nn danneggiassero il lettore se avessi mai deciso di vedere cosa contenessero




chissà perchè dentro di noi a volte è un pò come un governo che rimanda rimanda rimanda


rimanda cose,decreti legge dell’anima,decisioni e l’entrata in guerra


così le cose,gli oggetti si accumulano




ma la cosa incredibile è che queste cose,questi oggetti,senza che ce ne rendiamo conto acquistano una valenza per noi,perchè la polvere che si accumula su di loro va a prendersi sensazioni e una specie di sguardo passivo,anche chiaramente sul tempo-che-passa-lento,ma anche un vero e proprio interrogatorio di domande,persino priorità,sul perchè siamo qui davanti a quelle cose,ma soprattutto dove eravamo mentre loro pazienti,attendevano




il nostro governo,il nostro parlamento si evolve,avanti con le settime e ottave repubbliche,e rimangono i nostri sottomarini nucleari arruginiti,i nostri auricolari rotti,la stoffa dei pantaloni troppo lunghi tagliata



uno smolensk parte quarta(..............?.......)







queste cose poi rimangono




io nn avrei mai creduto di trovare quelle cose in quei dischi




ho trovato files di sistema


software per modem ostinati come muli a nn funzionare


vecchi backup-cd di antiche formattazioni come sedie biedermeier napoleòn truà


ho trovato alcuni cd che avevo fatto per i 100 giorni,ma nn li avevamo mai ascoltati perchè li avevo dimenticati




delle compilation che mi aveva fatto cesare


e un assurdo disco mp3 di musica elettrotrance del buon m.m.


le vecchie vecchie foto e immagini e disegni fatte,modificate e prese dalla rete




le prime canzoni mai scaricate in assoluto appena comprato il primo masterizzatore



e una cartella vuota


nominata ma vuota




forse volevo farci una compilation o qualcosa del genere,ma per l’appunto c’era solo il titolo




così l’ho fatta ora



il meglio dei blue oyster cult,katia labeque che suona canzoni jazz,un artista ECM che suona il suo violoncello elettrico,un album di sakamoto dedicato a derrida,canzoni sparse di springsteen,la colonna sonora del film “il destino nel nome” e closing time di tom waits


tutto quello che avevo nel mac in quel momento


ma il titolo l’ho lasciato



anche perchè mi ricordo di quando l’ho scelto millesettecentonovantasette anni fa



pazzesco come a volte certe cose nn cambino mai





e quindi,insomma, è come 




se mi fossi sentito molto bene dopo tutto questo



un pò troppo bene 



come se significasse qualcosa,una rappresentazione di qualcos’altro forse



un simbolo




nn è il fatto di aver messo ordine



forse è più il fatto di aver dato attenzione a cose irrisolte



cose che erano ferme in attesa di essere smistate in qualche altro luogo del pensiero






cose che sembravano rotte

cose che attendevano 



 un titolo nn completo


delle fotografie ancora senza cassetto





qualcosa che finalmente hai lasciato andare

volutamente irrisolto e fermo nn era all’ordine del giorno




un pò come quando nn provi più rabbia per un’amicizia finita

per una cosa che hai perso o che si è rotta,un periodo che cambia o finisce


si evolve



risolvi,lasci andare,lasci passare













e vai oltre respirando molto meglio





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26 febbraio 2008
-you don't have to join us,to join us-



quando ti siedi per un momeno lunghissimo,abbassi la testa e con le mani ti tocchi il collo

e ti senti improvvisamente molto stanco


come se di colpo ti accorgessi di un immenso rumore di fondo che per un lungo momento di passione in quel momento si è trasformato in silenzio che ora tuto avvolge



ti senti pieno di una strana stanchezza,un silenzio-stanchezza che ovatta quello che puoi percepire


ovatta il sonno persino


i pensieri mentre dormi persino



insieme a quella strana lucidità che a volte coglie nei momenti di estrema stanchezza



come dopo una grande fatica o mentre si entra nella terra del dormiveglia

dove senti già i rumori di qualcosa di un’altra parte che tintinna e sfoglia


e ancora senti le persone che urlano da quell’altra parte dello specchio di alice




davvero nn so se dipenda da questo ma a volte penso che nn so perchè molte persone scelgano di prendere una via o l’altra


e mi rendo conto di quanto inutile e cretina sia una frase del genere


solenne anche in maniera stupida

tipo la scena del grande lebowski dove il miliardario con il sottofondo del requiem di mozart fa la scena madre a drugo



però nn so che pensare della quantità abnorme di persone che studia medicina come se fosse uno status


come se fosse un dovere o una cosa da primi della classe


una cosa da “noi siamo i migliori”



una cosa “sociale”


ma perchè?






in teoria uno dovrebbe scegliere secondo le proprie inclinazioni


e a me sembra invece che in molti casi qualcun’altro scelga al posto degli studenti



come se fosse una specie di retaggio imposto


un pò come spesso capita che si fa giurisprudenza se nn si sa che fare



solo però se nn si è tanto bravi!


eh!


ma che scherziamo!






perchè altrimenti,nn se ne parla neanche,


si fa medicina,mi sembra giusto



e così mi vedo tutti sti tizietti e ste tiziette con le loro macchinine da guerra e le loro scarpine a punta,i loro pensierini della sera appuntiti di una volontà di potenza che fa ridere i polli



li vedo e mi chiedo se sanno dove stanno andando con i loro accappatoi profumati alla lavanda




perchè io nn lo so




però almeno lo so



posso fricchettonamente dire di stare cercando cose




ma in generale nn so





mi rilassa molto scrivere devo dire


capisco anche molte cose



tant’è che se devo discutere con qualcuno preferisco a volte scrivere



anche nn a lui,magari scrivo per me e poi dico a voce



però per capire spesso ho bisogno di scrivere,e specie se si tratta di cose animaanimae






boh






nn so




alla fine forse poi contano altre cose


tipo l’effettiva bravura o voglia di produrre produrre produrre che nn c’è tempo da perdere lavurer lavurer lavurer



ma infatti







però mi sconvolge sempre abbastanza pensare che davvero nn mi sembra di vedere un’effettiva scelta conclamata e screziata di perfusione




mi sembra che davvero molte volte regni sovrano il:


*qualcuno ha scelto per te*



......






un pò come dei soldati perfetti si aggirano e comandano le redini delle sicurezze di..................quasi un sistema


che mette al primo posto robocop e lady-te-rompo-er


anzichè terzani e jane goodall che cazzo ne so



nn che io mi senta tizianone o la donna albero,però devo ammettere che se proprio devo scegliere aspiro a questo genere di modelli


e nn a diventare un killer assassino macchina di diagnosi







penso semplicemente che si possa far tutto,sposare libertà con cristallinità



dove velocità nn è fretta ma pensiero che vola oltre





ma forse nn so,questa è una mia utopia












mi piace crederci comunque






lo dico mentre ci provo



ci provo a tutti i costi







lo dico perchè a volte mi sento un pò solo a pensare che potrebbe bastarmi la mia mano destra senza un dito o due a contare le persone frequentanti la mia facoltà a pensarla come me





lo dico perchè certe scelte credo con tutto quello che ho dentro le mie viscere che urlo quando mi arrabbio e perdo il controllo



quando dopo una lunga tensione accumulata mi accorgo come se avessi vinto una semifinale a mondiale e c’è quello scoglimento



quel “tutti fuori”





come se seduto a pensarla in quella maniera con la testa fra le mani ad un certo punto alzo la testa tipo gatto e mi chiedo se una scelta cosidetta romantica può in realtà considerarsi stupida e immatura



tipo cercare di cambiare le cose









e impietosamente immediatamente in un momento di perfetta illuminazione penso se



se nn sono riuscito cambiare le cose a chi mi ascolta o mi ha ascoltato




se nn sono riuscito a intaccare un sistema antico e storicizzato nell’anima nelle priorità,analizzato persino




ma come farò,dio mio aiutami,come farò a cambiare qualcosa che nemmeno mi ascolta



e che anzi mi ghettizza come eretico nel migliore dei casi come pazzo indesiderato nn degno neanche di attenzione nel peggiore




se nn riesco nemmeno a nn provar rabbia verso ciò che detesto


verso catene vecchie nuove perchè le catene nn invecchiano mai,invecchiamo noi mentre le lucidiamo,tutti contenti



perchè nn riesco a sopportare che posso combattere posso vincere battaglie e posso amare e gioire


però alla fine il nucleo è quello e nn si cambia




sì,lo so che è un discorso del cazzo e che bisogna vedere,accettare,capire,comprendere,aspettare,e nn metterla su toni troppo radicali




lo so,è così







ma per farlo nn puoi vedere dappertutto quello che vuoi cambiare 



nn si può fare un discorso del genere senza il dovuto distacco




questo non è possibile perdonatemi









c’è un urgenza di sapere






un’urgenza di essere liberi da quello che qualcun’altro impone o nn impone di fare o nn fare



un’urgenza di essere davvero intransigenti su le cose odiose



nn solo su quelle che accettiamo nelle nostre personalissime costituzioni o tra le nostre leggi ad personam



troppo facile criticare il commendator ladruncoloni quando poi facciamo le stesse cose per cose anche molto importanti



e almeno lui nn ci fa pure la morale intrinseca,o sbaglio?




davvero mi sembra abbastanza incontrovertibile questa cosetta qua



quasi quasi chiudo qui che mi sono pure un pò arrabbiato





quindi io zitto nn ci sto porca puttana




protesto e manifesto/so coatto e me ne vanto,come urlava un entità che impennava in motorino sotto la mia finestra qualche tempo fa











nel senso che io a certe cose nn ci voglio e nn posso starci sotto




in nessun caso





mi fa rivoltare il dovere dovere dovere




l’essere sempre a puntino appuntiti sempre svegli e sveglietti


dolci e carini bei ragazzetti e complimeti per il trenta e lode




ma ancora peggio è dire che certe cose ti fanno schifo e poi ritrovartici dentro perchè la tua costituzione lo approva nn si capisce perchè




forse perchè riguarda te?



ma dai




mi pizzica dentro il corpo questa cosa,perchè è come se uno prendesse solo lo stato di cose che gli pare




senza capire che se un sistema è malato è malato punto




e basta






mi sta bene l’apertura ma allora deve essere apertura






nn si può essere intransigenti solo quando ci pare a noi





altrimenti siamo come la sx italiana

e questo nn è bello




a tutti quelli che nn sono daccordo con me auguro un piacevole soggiorno nella casa di grande puffo bertinotti a forma di portaocchiali di pelle



tanto ho notato che quelli che fanno il doppio gioco sono sempre i più forti




perchè sono capaci di prendere quello che c’è di vincente e forte,di vendibile,da ambo le parti






te lo prendono






ma solo il pezzo che gli serve





in più gli rimane la faccia ed il cuore pulito






io questo nn lo sopporto









io nn sopporto chi nn si schiera




chi nn si schiera dentro






nn parlo di bandiere del che e concerti della bandabardò che cazzo





parlo di uno schierarsi dell’anima verso oltre tutti questi giochetti e ansiette e capelli messi bene e che-alla-fine-questa-cosa-è-meglio-nn-dirla-nn-farla






sì,è vero




voi precisini guadagnerete tanto e avrete potere e gloria,forse anche più di me


e la metà di voi che si spaccia per tranquilla,tranquillona,calma calmina salve salvino vicino vicinino



la metà di voi dicevo



la metà di voi è ancora più odiosa di quella che almeno si schiera e si rende più o meno visibile




perchè che senso ha ditemelo se ce l’ha




che senso ha fare cose e dargli un momento, dargli un tempo



che senso ha organizzare tutto e fare tutto se poi alla fine il nucleo rimane quello




che senso ha lo voglio sapere perchè ne ho bisogno




mi dà un ribbrezzo enorme questa piccola e viscida coercizione dell’anima





Sì,IO ODIO IL PERFETTINAGGIO

e fanculo a tutti voi perfettini e finti-nn-perfettini e pefettini a metà,perfettini a piacimento,perfettini del weekend,pefettini catamentiali,hobby perfettini




fanculo come vorrei nn vedervi e invece vi devo vedere e forse è anche un bene perchè così mi mettete di fronte a tutti i miei difetti e a tutto quello che mi manca ancora per trasformare quel criticismo assoluto al mio essere prima degli esami in una preghiera semplice e profonda di quello che tocca pochissimo il fondo dei miei pensieri











che forse alla fine,è come dici tu presidènt mon presidènt



è solo una questione di diversità




è che nn ci capiamo proprio,abbiamo obiettivi[........] e priorità diversi e diversissimi





e gestiamo le cose in maniera diversa diversississima diversivo e detersivo



è per questo che diffido di chi ha tutti 30 e che ancora aspetto di trovare qualcuno per pensare che è una persona diversa nonostante i suoi 30


perchè aspetto di trovare libertà e nn macchine e macchinette da guerra



gorilloni e gonnelle,valchirione e valchiriette




per tutto questo 







per tutto questo mi rimetto in quella posizione con la testa giù



come per ritrovare il fiato





prima di cominciare a respirare



mentre il tempo e

il rumore del mio respiro


sono ovattati , come se provenissero da un pò lontano












permalink | inviato da Blujules il 26/2/2008 alle 22:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
politica estera
4 febbraio 2008
-frp-



permalink | inviato da Blujules il 4/2/2008 alle 0:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
mondo Mac
29 gennaio 2008
-il cielo sopra roma nord-








e così lord orz mi ha preso alla sua corte


sono interno


allez!!



e così mi ritrovo a pensare al cielo sopra roma nord


in alcuni spazi che sembrano più ampi persino più puliti


e forse è così perchè è il nostro dentro che si sente un pò così in quei posti



e così addio prof. scolapasta addio ai tuoi serenase e alle tue idiosincrasie al tuo guardare tutti dal tuo nn calcolare neanche come persone,figurasi come studenti fantasmi in un angolo del pc


e grazie scolapasta perchè cmq ho imparato molto da te anche se nn lo saprai mai


forse




ora io nn so




però devo ammettere che in quel momento ho potuto fare quello che aspettavo da tempo e desideravo anche un pochino


e cioè:


parata lungo viale del pc con limousine a passo d’uomo ornata con bandierine dei pirati sventaglianti 

ed io 

come la regina che ti saluta così,con la mano a conchiglia e quell’angolazione della faccia palmare della mano

che solo lei in tutto il mondo può salutare così


grazie scolapasta grazie

grazie pc
















che chissà perchè sembra proprio che a volte la purezza,la sospirata pulizia interiore dei luoghi per noi importanti

sembri dipendere da fattori come la loro semplicità,la loro superficie liscia,la forma del cielo in quei momenti sopra di noi


daltronde


il pc s'impalla

il mac no


il pc prende virus

il mac nn ha bisogno neanche dell'antivirus per nn prenderli



il pc ti fa impazzire tra le sue mille regole e formule


il mac ha già tutto pronto



il pc deve essere configurato

il mac si configura da solo



il pc dopo un anno lo devi resettare per la prima volta


il mac dopo vent'anni funziona bene e ci fai ancora tutto e gli vuoi anche un pò bene



dico tutte queste cose senza dimenticare i lati oscuri del mac che poi sono gli stessi della danimarca


cioè


la condiscendenza


il fatto che puoi anche morire e nn riceverai aiuto ma con il sorriso tra le labbra


e che se ti devono spezzare lo fanno sempre con quel sorriso


dentro al pc invece


sei un fantasma e a volte l'oblio mette a rischio anche chi sei tu o chi vuoi essere




però noi crediamo cmq che a volte sentiamo arie nuove e nuove

possibilità


per questo camminiamo molto concentrati,perchè si decide camminando



il 1 febbraio ricomincio a studiare



ed è venerdì,il mio giorno preferito della settimana,perchè friday I’m in love


come un aspettare, con calma dopo un pò di fatica



sento l’aria fredda della mattina sul mio viso sentendo i porcupine tree e la loro musica bluazzurrina

sto bene



e le persone che ci hanno accompagnato in questa battaglia che a volte sembra più una cosa contro noi stessi,i nostri limiti ed i nostri difetti


quei ponti varcati insieme e quei tetti nel cielo





sempre rispettando quell’assioma nel quale credo fermamente


e cioè che la strada nella quale sei può essere brutta e inquinata e....orrendamente urbana


ma sei stai sul tetto del tuo palazzo disteso con lei in mezzo al sole diventa wonderland davvero


o il paese di final fantasy


nn importa se il 7 l’8 o quant’altro



e nn so se i tempi sono maturi per sognare ancora




ma so che a volte qualcosa cambia


per vedere un uomo senza gambe con falcata d’acciaio sperare di correre alle olimpiadi


una donna all’elisèo


e barack obama presidente



che tra l’altro ha appena vinto in south carolina e mi ritrovo ad esultare senza sapere perchè


perchè carico di significati e simboli qualcosa che mi smuove vibrando dentro



come se mi sveglio la mattina e vedo che ha vinto in illinois




o conquiste magari




tipo chiedersi se esiste un segno di froment dell’anima

un attivazione dell’anima

dei suoi processi più interni


che si muovono e ti fanno alzare e sbattere la porta dietro di te e il passo veloce





se esiste un’area del cervello per i pensieri felici e tristi allo stesso tempo


un’area del cervello per cambiare le parole delle canzoni



o per cambiare idea semplicemente sentendo una melodia che ti porta altrove



..............





un punto del lungotevere del circo massimo è stato fornito di tre corsie separate da strisce




ho pensato che sembrava più largo così


ma in realtà è sempre uguale o no?



l’ho guardato di notte e mi sono chiesto che effetto doveva fare a chi lo vedesse la prima volta in particolare così


..somiglia forse a bologna un pò?



e chissà dov’è ora l’attore delle vite degli altri



col suo sguardo



e la sua umanità







mentre tornavo di notte pensavo che cmq se abbiamo una città dentro dovrà pur avere delle festività,delle ricorrenze,delle regole,ma in qualche modo quella sensazione di conoscere benissimo e intensamente un luogo o persone che a volte è nel sogno fa scomparire ragionamenti di questo genere


è troppo il riconoscimento là dentro,troppo è il fatto che già conosci quei luoghi e quei palazza e la loro ombra proiettata sulle strade



è strana roma nord così unita così compatta così associata


con quel pezzo di tangenziale che unisce parioli prati fiscali nomentana e in mezzo il quartiere trieste e quello africano,la salaria e villa leopardi,il foro italico e monte antenne



si avvicina tutto andando più a nord,un pò come al polo dove latitudini e longitudini si avvicinano rendendo vicini i luoghi,o almeno,immagino che sia così



c’è un posto a nord ma proprio a nord dove si ha l’impressione che l’aria sia davvero più pulita,e che il sole splenda sempre


un pò fuori dal tempo anche


un pò




per sentire un luogo mio devo fare qualcosa di importante


tipo andare sul tetto e respirare quel cielo con grande lentezza




come tutta la lentezza che sento quando penso a te

mentre mi sembra di sentirlo,il suono della luce che filtra attraverso i vetri della biblioteca


lento





















































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DIARI
26 gennaio 2008
-ponte nel sole-

e tutte queste persone che davvero ora sono in altri posti


cosa mai potrebbero pensare se ci vedessero adesso


con tutto quello che abbiamo fatto e tutto quello che sentiamo



cosa significano tutti questi  addii allora


cosa tutto questo significato in relazione ai mal di testa


e ai pianti



tutto questo aspettare un assoluzione un momento di infinita immobilità e comprensione


cosa guardare un telefono per cercare i numeri conosciuti



cosa sentire che senza l’unica vera pace nn ci sono calma e tranquillità per pensare liberi


che è davvero molto importante immagino



un aspettare cose che sappiamo che il tempo ci farà piangere dopo


e nn necessariamente di dolore



mi spiego,perchè a volte davvero senti che tutto quel sentire doveva portare a nuovi ponti




nuovi ponti in mezzo al sole


ovunque siano


a roma nord,il ponte delle valli o più a sud,ponte marconi



e le persone con le quali le abbiamo varcati in qualche modo rimangono


è così



è per la tensione accumulata dalla memoria dai ricordi


dal fatto che nn si può andar oltre aver insegnato a bere ad una persona

a mettere le mani a coppa

a mettere miele nel vino

a godere dell’irregolarità e della sua bellezza



di estati passate nel senzatempofuoridaltempo solamente a guardare quel sole da quel ponte



che chissà dove porterà....nessuno lo sa jrrt



impossibile andare oltre a quei concetti altissimi mio tutto



impossibile addormentarsi la sera qui a roma


la sera qui a roma,sotto la pioggia delle cose che cominciano a nuotare libere





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danza
22 gennaio 2008
-qualsiasi cosa succeda-



sono davvero quelli i giorni memorabili in cui capisci delle cose

per cambiare,migliorare la rotta


quelli in cui riesci forse a capire quello che c’è davvero di importante




a me per esempio devo ammettere che nn mi prende una particolare ansia prima di fare un esame


quello che esce è invece una specie di “critica morale”,come se prima di partire per quel viaggio che è quella prova dovessi essere sicuro per quale motivo lo sto facendo


perchè tutto quel tempo dato


tutta quella fatica emotiva



quella concentrazione quell’attenzione data al soggetto del mio fare



c’è sempre questo movimento del pensiero in me 


ormai lo conosco e so quanto è importante



quanto è importante capire certe cose prima soprattutto


prima del “dentro o fuori”



perchè nn può dipendere tutto da un dentro o fuori da un meccanismo che nn considera in maniera crudele parametri importantissimi



come l’umanità effettiva di chi sta cercando qualcosa


o di chi magari è semplicemente curioso,ma in maniera costruttiva e positiva




e va al di là di un esame chiaramente tutto ciò



e maggiormente si presenta se stai aspettando di sapere.......dove sarai in tutto questo tempo




perchè si aspetta,e si cerca,chiaramente


si cerca anche un assoluzione,un perdono



una risposta alla domanda:finira mai questa guerra?



leggevo a proposito del cercare che un sintomo di nn so quale patologia psichiatrica fosse il “seeking behaviour”


e nn so


appena l’ho letto mi ci sono subito ritrovato



come quella scena di “ogni cosa è illuminata” dove la signora unica sopravvissuta che aveva conservato gli oggetti degli abitanti di un intero paese sterminato causa second world war perfettamente catalogati incontra il maniaco catalogatore eljah wood che implasticava ogni oggetto degno di significato emozionale



lei lo guarda entrare in casa sua,gli dà un occhiata e gli dice:


“ah,e così......anche lei è un collezionista” 




secondo alcuni sono affetto da information overload


e il fatto che se entro dentro feltrinelli nn posso uscirne se prima nn ho visto tutti i libri lo dimostra



sto male se nn ho preso tutta la carta che mi si para davanti


perchè il fatto è che dentro potrebbe esserci la prova definitiva


la fotografia finale,il concetto esclusivo o le parole intrecciate che mi daranno il significato


la porta insomma





dico tutto questo perchè ha a che fare con il fatto che alla fine se si cerca qualcosa quet’ultima avrà sicuramente a che fare con quello in cui ci si impegna


ma in realtà quest’ultima cosa sarà consequenziale,subordinata


a quello che si ha dentro immagino



perchè il “qualsiasi cosa succeda”nn è una semplice 3 parole 


è l’esser-ci



è il hic et nunc dell’anima




è il rendersi conto che davvero null’altro conta che sapere che noi ci siamo,comunque ci siamo





è una cosa anche un pò cinematografica magari


fatta di una persona seduta al mare da sola di pomeriggio tardi,con la camicia sporca di sabbia e i capelli di sale



con in testa e forse anche sul viso un sorriso interiore che deriva dal fatto che nn sai perchè sei arrivato lì


o meglio è assurdo come tu ci sia arrivato ed è ancora più assurdo pensare a dove andrai dopo 



ma le scarpe storiche un pò rotte sono lì,sulla sabbia,insieme al resto


a quella canzone che nn hai mai capito le parole e nn vuoi leggerle perchè ormai è come un mantra che reciti e le parole perdono il loro senso originale

e lo acquistano continuamente



insieme a tutto,a quella matita che porti con te,ovunque


e al fatto che si scrive sempre di più,perchè c’è sempre si più da dire da pensare o da pensare in modo nuovo




come il fatto che il vero calendario dovrebbe essere il calendario del letto



cioè che invece dei giorni dovrebbero esserci le coperte dove si dorme insieme


la mattina tutte le notti che dormi con me e solo capelli solo odoressenze





la maglietta che avevo addosso la prima volta che ti ho parlato



il disegno che mi ha fatto gabrì dove sembro un eroe dei manga



che a volte davvero vorrei essere così puro così coraggioso così indomito





e se devo ammettere che aspiro a quello i miei errori sono tanti enormi e incalcolabile deve essere la pazienza se qualcuno mi sta guardando per bene




perchè se nn nevica mai

piovono libri


e mille splendidi soli

se nn nevica mai



i pezzetti di sole dei tuoi occhi 

i tuoi piccoli emisoli








ora io nn so davvero



ma è qui che capisco che c’è solo l’amore davvero



nient’altro conta



ma davvero nn lo dico con l’aria di chi ha capito o di chi pensa di sapere cose



è solo che in alcuni inaspettati subitanei autunnali come foglie marrone bruciato momenti


lo capisci



capisci che freud diceva “lavoro & amore”,e per le piante luce e acqua



e davvero null’altro conta




altrimenti nn staremmo qui a pensare a macchinazioni strategie possibilità



e governi tecnici di maggioranza






nn c’è nomenklatura in questo


nn è “vedi alla voce amore”



è che è davvero la cosa più importante



è la conditione sine qua non



senza calma senza pace




nn si riesce a costruire un oggetto teosofico per andare su giove




e neanche a vedere quella briciola di palazzo che sporge su via nomentana e che sembra così immerso nel giallo di un pomeriggio lentissimo e senza tempo


che ti sembra di sentire i minuti che scoccano,lentissimi


e devo ammettere che se ci ripenso,nn vedo altro che la tua pelle







è qui che ripenso a montalbàn,che in un romanzo dei suoi fa finire pepe carvalho mi sembra a cipro,in un’università,e lui suo malgrado si trova di fronte ad un uditorio composto da letterati e professori costretto ad improvvisare una conferenza di letteratura


il buon pepe mormorerà tra se e se:e adesso che faccio.....di cosa posso parlare.....forse l’amore in salinas...................



chissà



forse io avrei parlato della malinconia in hikmet


e immagino che qualcun’altro del viaggio in sepulveda




ecco forse quando nn saprò più che dire parlero dell’amore in salinas


quando le parole cosidette appropriate saranno esaurite o stanche almeno per un pò parlerò della voce a te dovuta e del sicuro azzardo che tu sei per me



perchè quello che sì dà in realtà è sempre dato a se stessi

e ci credo fermamente in questa cosa



se dai,nn importa cosa accada,tu hai dato,hai speso tempo e pensieri


se nn dai è perso per sempre




ecco perchè qualsiasi cosa succeda noi comunque ci siamo




ed è importante sentirla troppo questa cosa


ti fa capire davvero quali sono le cose importanti



perchè se riesci a ricordartelo con i capelli sfatti e rovinati ed il maglione appallottolato


è così che lo dici


perchè se riesci a dirlo in quelle circostanze,nelle ore di sonno non date nelle notti che per quanto sonno hai sono di color argentobianco



prima di aspettare che qualcuno terrestre o meno ti dica che se “dentro o fuori”





su quella spiaggia sorrido

e sto con te






















































io non so

dove andrò




[kurt cobain/verdena]